mercoledì 6 gennaio 2010

Presunzione di ricchezza

Ricchezza... è, anche questo, un termine sul quale varrebbe la pena di riflettere. A livello "macro" ha saputo farlo un piccolo Paese tra le nuvole dell'Himalaya, il Buthan, che ha deciso da tempo di sostituire la misurazione e il perseguimento del PIL (Prodotto Interno Lordo) con il FIL (Felicità Interna Lorda).
Se n'è parlato anche da noi, ma probabilmente la piccola notizia è stata considerata poco più che l'originale bizzarria di un Paese culturalmente troppo lontano dal nostro. Anche perchè spostare l'attenzione da un concetto apparentemente oggettivo e misurabile come la capacità di produrre beni e servizi a uno astratto e imponderabile come la felicità rende ai nostri occhi tutto molto opinabile. Cos'è la felicità, su quali parametri è stata misurata in Buthan, siamo sicuri che valgano anche per noi? Ammetto di non avere argomenti sufficienti per ribattere, per cui metto temporaneamente da parte il FIL e provo a prendere la questione da un'altra parte.

Proviamo a partire dal singolo individuo. Uno di noi... Quanto e' veramente "ricca" una persona? Quali sono i parametri da prendere in considerazione perchè il criterio sia davvero oggettivo come desideriamo?
Beninteso: non ho certo l'intenzione, nè tanto meno la presunzione, di discutere il fatto che la ricchezza è un valore positivo che si trova all'estremo di una retta che vede la povertà all'estremo opposto. Una persona ricca, secondo questa concenzione ampiamente condivisa e condivisibile, "possiede" molto di più di una povera. Semplice.

Il discorso, nella sostanza, è tutt'altro che teorico. Ci riguarda direttamente, personalmente. Proviamo allora a pensarlo in prima persona: cosa possiede davvero una persona che consideriamo "ricca"? E "come" possiede queste cose? Non è una questione irrilevante, il "come"...

Ad esempio, perchè una cosa sia veramente mia devo averne la disponibilità. Se possedessi moltissimi soldi, ma questi si trovassero in un luogo inaccessibile (sulla Luna, ad esempio...), forse lo sarei virtualmente, ma difficilmente riuscirei a ottenere un mutuo in Banca. Oppure, se fossi uno schiavo dell'antica Roma e il mio "padrone", grande proprietario terriero, mi designasse come suo unico erede, sarei da considerare per questo ricco? In entrambi i casi, potrei di fatto non raggiungere mai la mia presunta ricchezza (siamo esseri mortali...). La mia vita, in pratica, non sarebbe per nulla diversa da quella di un "non ricco" qualsiasi.

Luna, antica Roma... fantasie??  Mica tanto. Se avessi posseduto, accumulandole per anni senza mai cederle, una grande quantità di azioni Parmalat (o Cirio, fondi Lehman, fate voi: la scelta è infinita!), potrei dire di essere stato davvero ricco? In questo caso la colpa non risiede nella disponibilità, evidentemente. Nessuno mi ha impedito di venderle, quelle azioni. Eppure in pratica non sono mai stato ricco, e oggi lo sono meno che mai.

Ne concludo che il presunto criterio oggettivo (quante "cose", quanto denaro, quante azioni...) non funziona. Devo cercarne un altro che mi soddisfi. Qualcosa che sia non solo più realistico ma addirittura, se possibile, che renda misurabile il mio livello di ricchezza. Impresa possibile? Lo vedremo nel prossimo post!

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